VISIONI & PROFEZIE RIPARTE NEL 2024 DALLA CITTA’ DI AREZZO (ITALY)

VISIONI & PROFEZIE RIPARTE NEL 2024 DALLA CITTA’ DI AREZZO (ITALY)

Si verificano eventi insoliti, sia nel passato che nel presente: individui che affermano di conoscere avvenimenti futuri, di percepire in anteprima il contenuto di ciò che sarà il contenuto di loro opere o di ascoltare una melodia prima di comporla. Ma è davvero possibile predire il nostro destino? Questa capacità appartiene solo a figure uniche del passato, o ciascuno di noi può accedere a informazioni sul proprio avvenire? Il destino, dunque… è tutto predeterminato o possediamo un margine di libero arbitrio? Sorgono molte domande e curiosità che intendiamo esplorare nel ciclo di conferenze dal titolo “Visioni e Profezie” che ripartirà da gennaio 2024 dalla città di Arezzo, attraverso conferenze ad ingresso libero a cui potrete partecipare anche ascoltandoci da remoto grazie alla piattaforma gratuita di streaming Lume.

Un articolo pubblicato da LA NAZIONE illustra il Ciclo Visioni & Profezie che il 13 gennaio 2024, ripartirà dalla città di Arezzo.

Via Alessandro dal Borro, 58, Arezzo, Italy – Tel.339.1144372

Posta elettronica: archeosofiaarezzo@gmail.com

Le dirette streaming verranno trasmesse dalla pagina Facebook Archeosofia ad Arezzo.

LA MENTE TRA RAZIONALITÀ ED INTUIZIONE di Annalisa Gabrielli

LA MENTE TRA RAZIONALITÀ ED INTUIZIONE di Annalisa Gabrielli

Per la mentalità odierna di molti popoli e culture non è facile accettare qualcosa solo per sentito dire o se non è direttamente sperimentato, proprio perché siamo sempre alla ricerca di prove tangibili, dimostrazioni, che ci permettano di credere dopo aver toccato con mano.

La nostra coscienza è strettamente correlata ai 5 sensi: vista, olfatto, udito, gusto e tatto, localizzati in specifiche zone della corteccia cerebrale, secondo la fisiologia.

Ogni percezione che coinvolga uno o più di uno dei 5 sensi si traduce nella consapevolezza di ciò con cui si è entrati in contatto, che diventa pertanto reale, esistente.  Siamo sicuri di ciò che vediamo, udiamo, assaporiamo e tocchiamo con mano. Ma si può essere davvero certi che l’unico modo di conoscere sia quello che deriva dai meccanismi fisiologici e dalla razionalità basata su ciò che è sensibilmente e fisicamente percepibile?

Probabilmente se si escludessero a priori altre vie di conoscenza, si limiterebbe di molto l’apertura a nuovi scenari e a nuove concezioni, e anche all’evoluzione dell’umanità che, effettivamente, traccia nel tempo una linea in cui avanza sempre di più ed in cui si possono spesso notare grandi cambiamenti ed innovazioni in tempi a volte relativamente brevi.

Ecco che, di epoca in epoca, spiccano personaggi singolari capaci di slanciarsi oltre il comunemente noto, attraverso sensi speciali, non fisici ma metafisici, e soprattutto grazie ad una mente sempre aperta ad accogliere nuove rivelazioni, ad intuire oltre i confini della razionalità.

Tra i più grandi inventori nella storia non manca la categoria degli scienziati, fautori di scoperte sensazionali e significative.

Questi personaggi ci inducono quasi a pensare che la scienza per come la si intende ordinariamente non sia quella vera, o perlomeno che essa non sia percepita nella sua globalità. 

Alcuni di loro ammettono la coesistenza di scienza e idea di Dio senza trovarvi contraddizione, piuttosto una necessaria e reciproca cooperazione che dia all’uomo risposte cercate con fatica e invano per altre vie.

Di queste vedute è, ad esempio, Max Plank, il quale disse: “In qualunque direzione e per quanto lontano noi possiamo vedere, non troviamo da nessuna parte una contraddizione tra religione e scienza, ma piuttosto un pieno accordo proprio nei punti più decisivi. Religione e scienza non si escludono come alcuni oggi credono o temono, ma si completano e si condizionano a vicenda. E la prova più immediata per la compatibilità di religione e scienza, anche per una considerazione critica radicale, è rappresentata dal fatto storico che proprio i più grandi scienziati di tutti i tempi, uomini come Keplero, Newton, Leibniz, erano penetrati da profonda religiosità” (1-2-3).

Indubbiamente una mente geniale, capace di avanzare con audacia e di sorpassare realtà esistenti e consolidate, e che in queste parole denota un’apertura mentale anche verso il soprannaturale, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da un fisico.

Il premio Nobel per la Fisica continua ad essere ricordato soprattutto per l’attualità delle sue scoperte che manifestano ancora oggi indubbia validità. 

Il ricercatore vero dovrebbe avere questo tipo di approccio: è chiamato ad essere sempre curioso, pronto alla novità, a non rifiutare nulla di ciò a cui perviene attraverso la sperimentazione, osservando con mente libera da preconcetti, a porsi sempre nuove domande e ad ammettere risposte sorprendenti e apparentemente inconcepibili.

Questo tipo di ricerca viene proposta anche dall’Archeosofia, o “Scienza dei Principi”, e da Tommaso Palamidessi, suo fondatore, non solo teoricamente attraverso quanto si può apprendere della dottrina, ma soprattutto praticamente con tecniche di sperimentazione attraverso cui ognuno, se vuole, può conoscere se stesso con occhi speciali, capaci di osservare e sondare l’invisibile che si cela dentro e fuori l’uomo.

La mente umana è infatti dotata di facoltà straordinarie. In alcuni individui queste sono più spiccate ed evidenti, proprio come nei grandi scienziati ed inventori di ogni tempo. In tutti gli altri casi queste facoltà restano latenti ma non sono inesistenti; al contrario, possono essere riscoperte, potenziate e sviluppate a volontà.

1.LA SPIRITUALITA’ DEI NUMERI SACRI, Tommaso Palamidessi, Archeosofica, pag.2.

2.SCIENZA, FILOSOFIA E RELIGIONE, Max Planck, Fratelli Fabbri Editori, Milano 1965, pag.255-256.

3.RELIGIONSWISSENSCHAFT UND NATURWISSENSCHAFT (RELIGIONE E SCIENZE NATURALI), Max Planck, 1937.

“VISIONI E PROFEZIE” STA PER RIPARTIRE DA SIENA E PONTASSIEVE (FIRENZE)

“VISIONI E PROFEZIE” STA PER RIPARTIRE DA SIENA E PONTASSIEVE (FIRENZE)

Il ciclo “Visioni e Profezie” sta per ripartire! Da venedì 22 settembre alle ore 21.30 vi aspettiamo nella meravigliosa città di Siena presso la Sezione di Siena dell’Ass.ne Archeosofica in via Ricasoli, 24, con la prima conferenza dal titolo “Conoscere il futuro” che andrà ad aprire il Ciclo. La stessa conferenza verrà presentata sabato 23 settembre alle ore 17.30 presso la bellissima cittadina di Pontassieve in provincia di Firenze presso la Sezione di Pontassieve dell’Ass.ne Archeosofica.
“Visioni e Profezie” rappresenta un appuntamento stimolante per tutti coloro che sono interessati al mondo delle profezie, della visione del futuro, della loro interpretazione e comprensione e desiderano approfondire queste interessanti tematiche.
Vi rammentiamo che potete partecipare anche in streaming da casa usando un computer, un tablet, un cellulare, grazie alla piattaforma gratuita Lume: i partecipanti potranno connettersi in tempo reale e seguire da remoto. 𝓟𝓮𝓻 𝓾𝓵𝓽𝓮𝓻𝓲𝓸𝓻𝓲 𝓲𝓷𝓯𝓸𝓻𝓶𝓪𝔃𝓲𝓸𝓷𝓲 potete visitare la pagina del Tour, oppure potete sempre scriverci. 𝓥𝓲 𝓪𝓼𝓹𝓮𝓽𝓽𝓲𝓪𝓶𝓸!

Visioni & Profezie
IMMAGINAZIONE & FANTASIA di Claudia Caleffi

IMMAGINAZIONE & FANTASIA di Claudia Caleffi

La necessità e la ricerca di conoscere e nello stesso tempo di comunicare sono insite nella natura dell’individuo non si oppongono ad essa.

La capacità di narrare che possa essere attraverso il mito, le favole, il canto o la poesia, è la dimensione fondamentale e insopprimibile del pensiero umano attraverso l’uso di parole, immagini e ricordi.

Scientificamente, la parte del cervello che ha caratterizzato la crescente evoluzione degli esseri umani pare sia proprio il lobo frontale e le aree corticali, le aree appunto dedicate al linguaggio, all’immaginazione e alla visualizzazione.

Tommaso Palamidessi nei suoi testi cita l’importanza delle facoltà dell’intelletto quali appunto la volontà, l’attenzione, l’immaginazione, la visualizzazione e la memoria che ci permettono di svuotare la mente da tutto ciò che può distogliere la nostra concentrazione su un preciso obiettivo tanto da prolungare questo stato fino alla meditazione e anche oltre, realizzando la contemplazione.

E’ l’arte di conoscere noi stessi nella nostra interiorità, la Natura e il Cosmo con le sue dimensioni in cui siamo immersi.

Facoltà che nell’uomo e nella donna si trovano in uno stato latente ma con opportuni, costanti e mirati esercizi possono essere attivate e potenziate.

Lo spirito umano, la parte più eccelsa dell’individuo ha in sé la facoltà contemplativa e una immaginazione, spontanea o provocata, evocatrice e invocatrice definita per queste due qualità: immaginazione creativa.

Immaginazione e visualizzazione si basano sulle leggi universali della suggestione che hanno il potere di tenere viva e desta la meta e lo scopo che ci siamo prefissati. Sottolinea Palamidessi:

“L’immaginazione creatrice, quando è diretta dal fuoco della volontà animata da una precisa intenzione, è potente quanto una fiamma ossidrica, e dissocia, unifica, trasmuta” (5).

Può capitare di confondere il termine immaginazione con fantasia, di utilizzarli in modo univoco e/o considerarli sinonimi. Eppure già dalla loro etimologia si possono notare differenze.

Fantasia si ricollega al latino phantasia, dal greco φαντασία (phantasia) traducibile con apparizione, manifestazione.

Immaginazione, da imago cioè immagine.

Fantasia rimane più un concetto effimero e astratto con una assonanza al termine fantasma; immaginazione è la rappresentazione sensoriale della realtà percepita. Racchiude il senso della frase: “in me mago agere”!

Immaginazione è l’insieme di due vocaboli latini: imus, cioè fondo, basso, traducibile con profondità e agere, cioè agire quindi un lavoro che è interiore e che smuove.

Possiamo quindi considerare l’immaginazione come il mezzo per rendere visibile ciò che la fantasia, l’invenzione e la creatività pensano?

Bibliografia essenziale:

1.Dizionario della lingua italiana – Treccani.

2.Dizionario etimologico della lingua italiana – Zanichelli

Dalla Collana della Scuola Archeosofica:

3.RISVEGLIO E SVILUPPO DEI CENTRI DI FORZA – Quaderno n.15, Tommaso Palamidessi, Archeosofica

4.L’ASCESI ARTISTICA, I COLORI E LA PITTURA – Quaderno n. 27, Tommaso Palamidessi, Archeosofica

5.GLI ESERCIZI SPIRITUALI QUOTIDIANI DELL’ARCHEOSOFO – Quaderno n.41, pag.3, Tommaso Palamidessi, Archeosofica

LA GEOMANZIA di Elisabetta Meacci

LA GEOMANZIA di Elisabetta Meacci

La geomanzia

Arte regale e sacerdotale di una civiltà remota, trasmessa oralmente a vari popoli, la Geomanzia è uno dei metodi divinatori più antichi, utilizzato anche dall’indovino per collegare il mondo visibile a quello invisibile, l’umano con il sovrumano. 

La sua origine è misteriosa, sembra sia nata in Persia, ma venne praticata in tutto il bacino del Mediterraneo, in India, in Estremo Oriente, in Europa, nel Madagascar… ha una storia antica di millenni.

Geomanzia significa “divinazione per mezzo della terra”; nel mondo arabo era chiamata “la scienza della sabbia” perché tracciavano il tema geomantico proprio sulla sabbia.

Nel Madagascar l’indovino prima di cominciare le operazioni necessarie per il pronostico, recitava una preghiera, di cui riporto un estratto perché è abbastanza lunga e particolare. Comincia così:

“Svegliati, Dio, per svegliare il Sole! Svegliati, o Sole, per svegliare il gallo! Svegliati, o gallo, per svegliare l’uomo! Svegliati, o uomo, per svegliare il sikidi! Non perché egli dica delle menzogne, non perché egli induca in errore … ma perché egli scruti i segreti … perché egli veda quello che l’occhio umano non può vedere…”.

Il Mpi-sikidy

Il Mpi-sikidy, ovvero l’indovino nella tradizione del Madagascar, seduto su una stuoia nell’angolo nord-est della casa, poneva di fronte a sé una pietra sacra, entrava in contatto con gli antenati e gettando dei semi sulla stuoia ne interpretava le figure secondo il modello geomantico. 

La Geomanzia ha per base delle figure geometriche ricavate tracciando dei punti o delle linee sulla terra, sulla sabbia, oppure su un foglio di carta, o ancora lanciando dei granelli, dei semi o piccole pietre. La prima operazione si chiama infatti “getto dei punti”. Come si fa oggi? Si prende un foglio di carta bianca e una matita abbastanza grossa; nella parte alta del foglio si scrive la domanda o il problema da risolvere; si tracciano poi in modo automatico dei trattini verticali, concentrandosi sulla domanda, facendo 4×4=16 righe di trattini. Si conterà poi il numero dei trattini di ogni riga: quando è pari si segnano due punti, quando è dispari un solo punto. Alla fine, si ottengono le figure geomantiche da interpretare.

La Geomanzia ha per base delle figure geometriche

Le figure geomantiche sono simboli numerici disposti in una forma convenzionale; hanno corrispondenze astrologiche ed elementari, nomi specifici e significati tradizionali. Ci sono buoni testi da consultare per diventare esperti in questa mantica, come “Introduzione allo studio della geomanzia” di Leo Kaiti, oppure “La Geomanzia” di Gwen Le Scouézec.

Morgan Robertson

CHI È MORGAN ROBERTSON? LUCI E OMBRE… di Claudia Caleffi

“E’ una fredda notte di primavera senza luna, quando la chiglia di una grande nave passeggeri solca le acque dell’Atlantico.
Naviga così velocemente, in sprezzo di ogni cautela, che sta per battere ogni record di traversata.
Tecnologicamente è all’avanguardia, tanto che i costruttori la ritengono inaffondabile.
All’improvviso la sagoma di un grosso iceberg emerge nell’oscurità.
Troppo tardi per correggere la rotta; l’impatto è inevitabile.”

Futility or the Wreck of the Titan

Non è un articolo di testata giornalistica relativamente a quanto accaduto al famosissimo transatlantico Titanic ma alcuni passi tratti dal racconto drammatico descritto nel libro “Futility or The Wreck of the Titan”  (nella prima edizione del 1898 solo “Futility”), scritto da Morgan Robertson e tradotto nell’edizione italiana con il titolo “Il Naufragio del Titan”. Tantissime sono le corrispondenze e analogie di questo romanzo scritto 14 anni prima della tragedia del Titanic.

Le coincidenze tra realtà e immaginazione sono davvero incredibili tanto che è normale interrogarsi se questo romanzo sia davvero una profezia oppure l’accurata e minuziosa analisi di un evento che con quelle caratteristiche sarebbe potuto statisticamente accadere. Ancora oggi questo scritto continua a suscitare curiosità e interrogativi alimentando questa aura di mistero. 

Morgan Robertson
Morgan Robertson

Chi è Morgan Robertson? E’ uno scrittore e “inventore” statunitense. Inventore perché lui sosteneva di aver progettato il prototipo del periscopio utilizzato sulle imbarcazioni, ma non ottenne il brevetto attribuito ad altri inventori. Classe 1861, figlio di un capitano di marina. Lui stesso fu imbarcato per circa 10 anni su navi mercantili per questo conosceva il mare, i suoi pericoli e insidie…

Inoltre a quel tempo il trasporto marittimo era importante e fondamentale quasi quanto quello aereo dei nostri giorni.

Quanto all’ipotesi che una nave potesse naufragare per collisione causa blocchi di ghiaccio, non era una fantasia letteraria ma una realtà e anzi l’evento più temuto sulla rotta del nord Atlantico.

1° Edizione di Futility

Senza contare poi che circa 6 anni prima la pubblicazione del libro, si vociferava circa la costruzione di una imbarcazione in grado di battere ogni record in velocità e dimensione ma soprattutto definita inaffondabile grazie al suo scafo diviso in 16 compartimenti stagni, quindi progettata per stare a galla anche se alcuni compartimenti avessero imbarcato acqua.  Alla luce di queste considerazioni possiamo ancora definire Morgan Robertson un veggente? Oppure semplicemente la sua intenzione era quella di lanciare un monito, un pericolo preannunciato da non sottovalutare?

Anche il primo titolo dell’opera mi sembra molto eloquente: “Futility”, Futilità!  Difficile a dirsi e non lo sapremo mai anche se lui stesso si definisce un sensitivo, uno che ha tratto le sue ispirazioni e idee dal “suo compagno di scrittura astrale”

Beyond the Spectrum

A sostegno di questa sua particolarità ci viene in soccorso un altro racconto, scritto nel 1914, un anno prima della sua morte, dal titolo “Beyond the Spectrum”, tradotto in “Oltre lo spettro”. In questa opera, lo scrittore racconta di una guerra tra Stati Uniti e il Giappone in seguito ad un attacco a sorpresa dei giapponesi, con armi dai bagliori accecanti, ad una spedizione navale.

Ancora una volta Robertson preannuncia 27 anni prima quello che accadrà a Pearl Harbor (nella realtà una base militare), e che determinerà l’ingresso degli Stati Uniti d’America nella seconda Guerra Mondiale.

Disegni di Robert Fulton

NAUTILUS: DALL’IDEA AL PROGETTO di Claudia Caleffi

“…..Maestro, quanti sogni avventurosi, sognammo sulle trame dei tuoi libri: la terra, il mare, il cielo e l’universo. Per te, con te poeta dei prodigi, varcammo in sogno oltre la scienza….” (in Morte di J.Verne 1905).

DEDICA DI GUIDO GOZZANO a Jules Verne

In effetti i romanzi di questo scrittore ci portano a vivere avventure ambientate nell’aria, nello spazio, nel sottosuolo e nei fondali marini.

Egli coniuga abilmente uno stile narrativo scorrevole, pieno di ottimismo con la verosimiglianza basandosi però sui progressi scientifici e tecnologici del suo tempo di cui è un grande ricercatore e divulgatore.

Da questo meraviglioso mix, si lascia suggestionare dando vita alla sue storie che lo sanciscono come uno dei padri della fantascienza moderna.

Anticipò realizzazioni e applicazioni tecnologiche ma in quanto attento ricercatore venne anche ispirato.

E’ nel ciclo dei romanzi definiti “scientifici” , esattamente nel secondo volume della trilogia composta da “I figli del Capitano” e “L’isola misteriosa”, che in “Ventimila leghe sotto i mari” troviamo descritto dal Capitano Nemo, il Nautilus.

Ad ispirare Verne, fu l’opera del primo sommergibile funzionante al mondo ideato dall’ingegnere statunitense Robert Fulton realizzata nel 1800 per Napoleone ma la produzione non venne sovvenzionata né dallo Stato francese e neppure da quello inglese in quanto giudicato “un’arma terribile, un ordigno moralmente inaccettabile”.

Ecco alcuni disegni di Robert Fulton:

Disegni di Robert Fulton
Disegni di Robert Fulton

Realizzazione:

“Ventimila leghe sotto i mari” venne pubblicato la prima volta nel 1870. Il motto del Nautilus di Verne è “Mobilis in Mobili”  ovvero “Mobile in elemento mobile” così viene descritto:

E’ un cilindro molto allungato a punte coniche. Si avvicina sensibilmente alla forma di un sigaro, forma già adottata a Londra per molte costruzioni marine. La lunghezza di questo cilindro, da un capo all’altro, è esattamente di settanta metri e la sua larghezza massima è di otto metri. Non è, perciò, costruito con le stesse proporzioni dei vostri vapori, ma le sue linee sono sufficientemente allungate e la sua carena è molto affusolata, affinché l’acqua spostata scivoli facilmente e non opponga alcuna resistenza alla sua marcia. Le due misure che vi ho dato vi permetteranno facilmente di ottenere, con un semplice calcolo, la superficie e il volume del Nautilus.” La sua area misura 1.011,45 metri quadrati e contiene 1.500,2 metri cubi. Una volta immerso completamente sposta 1500.2 metri cubi d’acqua, o 1500.2 tonnellate metriche. L’imbarcazione è in grado di viaggiare fino alla velocità di 50 nodi (92,60 km/h).  Normalmente esso si immerge lasciando scoperta la sua parte superiore per un decimo ma, se i serbatoi sono pieni d’acqua, può immergersi per intero, scomparendo totalmente alla vista e fondendosi col mare ed è anfibia e spinto da “puliti” motori elettrici alimentati da batterie di sodio-mercurio e sfiora la velocità di 50 nodi ed inoltre in grado anche di operare un’efficace difesa dalle enormi creature che abitano i mari.”

Disegno di Jules Verne

In un clima di guerra fredda fra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica e di rincorsa spasmodica al primato nell’ambito di sviluppo tecnologico fra queste due superpotenze, nel gennaio del 1954 venne varato dagli Americani il primo sommergibile a propulsione nucleare della storia di tutte le marine militari: lo USS –Nautilus (SSN -571).

Il Nautilus
USS –Nautilus (SSN -571)

Fu in grado di aggiudicarsi un gran numero di record, primo fra tutti la navigazione in immersione di tutto il Polo Nord, avvenuta nel 1958 dallo stretto di Bering fino alla Groenlandia Orientale.

Queste le dimensioni: lunghezza 97,5 metri – larghezza 8,5 metri; un dislocamento che oscilla fra le 2980 tonnellate in emersione fino a 3520 in immersione. Grazie al reattore nucleare era in grado di raggiungere la velocità di 43 km/h ovvero circa 23 nodi.

Il progetto fu pianificato e supervisionato dall’ammiraglio Rickover noto come il “Padre della marina nucleare”:

Ammiraglio Rickover
Ammiraglio Rickover

Dopo una gloriosa carriera, nel marzo del 1980 il Nautilus fu radiato dal servizio attivo. Oggi è una nave museo nel porto dove tutto ebbe inizio, a Groton presso il Submarine Force Museum.

Il Nautilus
Il Nautilus

IL CANTO E L’ARTE DEL CANTARE di Filippo Costanti

IL CANTO E L’ARTE DEL CANTARE di Filippo Costanti

Ogni persona prova il bisogno di esprimere i propri sentimenti, ora di gioia, ora di dolore, e uno dei mezzi più efficaci è senza dubbio la musica, che sia suonata o cantata. Il canto è a tutti gli effetti il mezzo di espressione più totalizzante di cui l’uomo dispone. Imparare a cantare non significa soltanto far vibrare le proprie corde vocali per riprodurre note intonate, ma accordare la propria mente e il proprio stato d’animo sul contenuto della melodia cantata. Un bravo cantante dovrebbe essere in grado di vestire alla perfezione l’idea e il sentimento che il compositore ha impresso nella composizione. In un certo senso dovrebbe far sua questa idea, viverla dandole un corpo e trasmetterla a chi ascolta. Così è dei bravi musicisti.

Ovviamente si può cantare anche solo per divertimento, per bisogno o per stare meglio, ma si capisce che uno studio approfondito del canto rende consapevoli dell’apparato fonatorio (diaframma, polmoni, laringe, cavità di risonanza, ecc.), e permette una ricerca attiva sulle dinamiche psichiche, mentali e sulle capacità latenti dell’uomo e della donna intesi in senso globale. Il fatto che il canto, nello specifico il canto melurgico, sia in grado di far conoscere sé stessi ed utilizzare la propria voce in modo armonioso e armonico, rende questa arte un potente mezzo di formazione dell’individuo, inteso in senso completo, cioè corporeo e spirituale. Melurgia, dal greco melos melodia o canto ed ergon opera, significa “azione della melodia” o “azione del canto” e sta proprio ad indicare l’azione che una melodia sacra, cantata in particolar modo, ha sull’uomo. 

Lo studio del mistero della voce può condurre alla conoscenza profonda della natura umana e della sua relazione con il cosmo. Sin dall’antichità il canto sacro è stato uno dei mezzi principali per l’educazione morale e spirituale dell’uomo. In tutte le tradizioni si ritrova l’utilizzo della musica e del canto, associato alla poesia, per cantare lodi alla divinità. Basti pensare allo sviluppo della musica all’epoca del re Davide in Israele (1 Cronache 23:5; 25:1, 6, 7), oppure all’utilizzo degli strumenti e del coro da parte dei greci, dei quali Pitagora fu uno dei fondatori. Anche nel cristianesimo dei primi tempi è noto il dono del canto tra gli Apostoli e Discepoli (Atti 16:23,24) e non minore importanza assume la musica come arte liberale nel medioevo. 

L’anima dell’uomo era concepita come una melodia da intonare e armonizzare con la melodia dell’universo, riflesso di una musica o armonia divina. È a questa “accordatura” dell’anima che il canto inteso nel senso melurgico-sacrale,  cioè ascetico nel più elevato dei significati, può portare. 

SENSIBILITA’ ARTISTICA E MUSICA DAL FUTURO di Jerome King Canta

SENSIBILITA’ ARTISTICA E MUSICA DAL FUTURO di Jerome King Canta

La musica è sempre stata un’importante forma di espressione umana. Con essa è possibile comunicare le nostre emozioni, i nostri pensieri e le nostre idee in maniera originale, unica e, in alcuni casi, davvero potente. Tuttavia, la musica può essere vista anche come una forma di espressione del momento storico in cui essa viene creata.

Ogni epoca storica, infatti, ha la sua musica caratteristica che riflette le influenze culturali, sociali e politiche del tempo. La musica barocca (vedi Antonio Vivaldi, Johann Sebastian Bach, Arcangelo Corelli), contrassegnata da una grande complessità e ornamentalità, riflette bene il gusto per la grandiosità dell’epoca. Anche la musica punk, che fa boom negli anni ‘80, viene usata dagli artisti dell’epoca come mezzo per raffigurare la disoccupazione, la discriminazione e l’alienazione sociale, quali temi caratterizzanti la società del tempo.

Tra gli artisti ve ne sono alcuni particolarmente sensibili che hanno—o sviluppato o per natura—una spiccata ricettività verso ciò che è presente oltre la materia che noi conosciamo volgarmente. Questi individui speciali non si limitano a “parlare” del momento storico in cui vivono, bensì anticipano ciò che sarà la musica del futuro.

È il caso della Dodecafonia, una tecnica musicale elaborata da Arnold Schonberg nel 1923, ma già anticipata da Wolfgang Amadeus Mozart ben 136 anni prima, nel 1787. Essa riflette il desiderio di cambiamento letterario, artistico, politico e sociale di un mondo che sta attraversando un periodo di grandi trasformazioni, dovute anche alle guerre e alle grandi scoperte tecnologiche. 

Si tratta di una composizione basata su una serie di dodici suoni che non si ripetono finché non si sia esaurita tutta quanta la serie. Con questa tecnica, non vi sono più suoni più o meno importanti: tutti hanno la stessa importanza. La successione di suoni, mancante di una melodia orecchiabile, risulta in questo modo dissonante, provocando nell’ascoltatore una sensazione di tensione crescente. Mozart la concepisce e la adotta, tra le altre, in una delle sue opere più famose, Don Giovanni.

Urge fare una brevissima sintesi. Don Giovanni, un giovane cavaliere, seduce Donna Anna, nobildonna. Il Commendatore, padre di Anna, sfida a duello Don Giovanni, il quale però lo uccide. Più tardi, nella penultima scena dell’opera, il Commendatore, sotto forma di statua fantasma, si presenta a Don Giovanni invitandolo a cena da lui. Don Giovanni accetta e stringe la mano alla statua. A quel punto avverte un gelo mortale, e il Commendatore lo esorta a pentirsi dei suoi peccati, ma Don Giovanni rifiuta e cerca invano di sfuggire al suo inevitabile destino: la morte.

L’apparizione qui del Commendatore ha valore simbolico. Egli infatti rappresenta un messaggero della volontà divina, della giustizia che attende i peccatori. Utilizzando una tecnica compositiva nuova, Mozart riesce a dare forma al trascendente, distinguendolo così da ciò che invece è di natura terrena. L’effetto è di grande efficacia: la successione dei suoni dissonanti quasi dà vita al terrore, all’angoscia, alla paura che il peccatore va a sperimentare di fronte alla morte.

Don Giovanni e la statua del Commendatore, Alexandre-Évariste Fragonard
Don Giovanni e la statua del Commendatore, Alexandre-Évariste Fragonard

Grazie alla sua particolare sensibilità artistica, Mozart riceve un’ispirazione e anticipa così una tecnica completamente nuova che verrà messa in pratica soltanto a partire da Schonberg nel 1923, quando nuovi modi musicali per esprimersi vengono impiegati dai compositori in cerca della libertà dalla tradizionale tonalità e armonia.

Ma oltre ad anticipare il futuro, è possibile che la musica possa contenere notizie su ciò che deve ancora avvenire? Può la musica, attraverso il sapiente utilizzo del suo linguaggio, portare in sé una profezia?